Le micosi nosocomiali nel paziente chirurgico. Età geriatrica come fattore di rischio e terapia sistemica e presuntiva precoce versus terapia profilattica

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COD: 2003_01_075-082 Categorie: ,

L. Capasso, A. Capasso, L.S. Casale, G. Iarrobino, A. Maresca, E. Borsi

Ann. Ital. Chir., LXXIV, 1, 2003

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Sin dall’avvento dell’era antibiotica, le infezioni nosocomiali, intendendo con questo termine un’infezione non presente in incubazione al momento del ricovero, hanno costruito un problema di difficile risoluzione in quanto colpiscono una quota di popolazione già gravata da altre patologie. I pazienti anziani ospedalizzati sono particolarmente a rischio di infezioni nosocomiali e tale rischio è da 2 a 5 volte superiore rispetto ai pazienti più giovani(1, 2). Si può stimare che una quota variabile tra il 5 ed il 10% di tutti i ricoveri sviluppi un’infezione durante la degenza con prolungamento dei giorni di ricovero, aumento della spesa e dell’invalidità(3). L’incidenza delle infezioni ospedaliere aumenta fino al 40% in alcuni reparti ad alto rischio come le Unità di terapia Intensiva, di Chirurgia d’Urgenza ed i Centri per i Grandi Ustionati. Trattasi spesso di infezioni gravi che sono letali nell’1% circa dei casi, mentre nel 2,5% rappresentano uno dei principali fattori che contribuiscono all’exitus(4). Le micosi sistemiche nosocomiali prima del 1960 erano raramente diagnosticate, mentre il progressivo aumento dell’utilizzo degli antibiotici ha certamente accresciuto le dimensioni del problema.

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